Il lavoro resta sempre una delle forme più autentiche con cui raccontiamo chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando.
Il Calendario Atempo nasce da questa visione e dall’impegno di Atempo Spa nel valorizzare il lavoro come esperienza umana, culturale e sociale. Uno spazio di racconto che attraversa il tempo, le persone e le idee. Non solo professioni, ma storie. Non solo ruoli, ma simboli, intuizioni, trasformazioni e tradizioni che hanno contribuito a dare forma al mondo del lavoro così come lo conosciamo oggi.
Ogni pagina è un invito a fermarsi, osservare e riscoprire il significato più profondo del lavoro, nelle sue infinite sfumature. Un percorso fatto di curiosità e riflessioni, capace di unire passato, presente e futuro.
Per Atempo Spa, il lavoro non è soltanto ciò che facciamo ogni giorno.
È ciò che ci unisce, ci rappresenta e continua a ispirarci, come individui e come comunità.
Dopo aver raccontato il lavoro come identità, come forza collettiva, come scoperta e come memoria dei mestieri, maggio ci porta in un territorio fatto di visione e coraggio: il lavoro come impresa al femminile.
Per secoli, in Italia, il mondo dell’impresa è stato quasi esclusivamente maschile. Le donne lavoravano, spesso duramente, ma raramente potevano decidere, guidare o costruire un’attività propria. Eppure, tra Ottocento e Novecento, alcune figure straordinarie iniziarono a cambiare questa storia — spesso in silenzio, spesso contro ogni aspettativa.
Sono le prime imprenditrici italiane: donne che non hanno solo lavorato, ma hanno creato lavoro.
Nella società industriale nascente, le donne erano impiegate soprattutto in ambito domestico, agricolo o manifatturiero. Le leggi, la cultura e l’accesso limitato all’istruzione rendevano difficile, se non impossibile, avviare un’impresa.
Ma in alcuni casi, necessità, intuizione e determinazione aprirono strade nuove. Spesso tutto iniziava da una bottega, da una piccola attività familiare, da un’idea semplice — e diventava qualcosa di molto più grande.
Tra le figure più rappresentative emerge Luisa Spagnoli (1877–1935), cofondatrice della Perugina.
Durante la Prima guerra mondiale guidò l’azienda in assenza degli uomini al fronte, trasformando creatività e organizzazione in innovazione. Inventò i Baci Perugina, sviluppò un nuovo modello industriale e introdusse attenzione concreta al benessere dei lavoratori. Con l’Angora Spagnoli aprì inoltre una nuova strada nell’imprenditoria tessile italiana.
Luisa Spagnoli dimostrò che l’impresa può nascere da un’intuizione, ma cresce grazie alla visione.
Accanto a lei, molte altre figure contribuirono alla storia industriale italiana.
Nel primo Novecento, Margherita Barilla, vedova di Pietro Barilla senior, contribuì alla crescita dell’azienda di famiglia in un momento delicato, mantenendo viva l’impresa e accompagnandola verso una dimensione più strutturata.
Il suo ruolo testimonia una realtà diffusa: molte donne entrarono nell’impresa per necessità, ma la trasformarono con visione e responsabilità.
Figura meno conosciuta ma significativa è Carolina Crespi, legata all’esperienza industriale lombarda del cotonificio Crespi d’Adda. Partecipò allo sviluppo di un modello industriale innovativo, attento alla qualità del lavoro e alla vita dei dipendenti, anticipando temi che oggi definiremmo welfare aziendale.
Nel settore manifatturiero, Giuseppina Borsalino contribuì alla continuità dell’azienda di cappelli fondata dalla famiglia ad Alessandria. Anche in questo caso, la presenza femminile non fu solo di supporto, ma parte attiva nella gestione e nello sviluppo dell’impresa.
Molte di queste donne entrarono nell’impresa per necessità. Ma la trasformarono con responsabilità e visione.
Le prime imprenditrici italiane non furono un’eccezione. Furono l’inizio di un cambiamento.
Dimostrarono che:
Grazie a loro, l’imprenditoria femminile divenne possibile. E, nel tempo, protagonista.
Le prime imprenditrici non hanno solo costruito aziende.
Hanno cambiato il modo di guardare al lavoro.
Hanno dimostrato che innovare significa avere coraggio, che guidare significa prendersi cura, che il lavoro può essere uno spazio di libertà.
Per Atempo Spa, raccontare queste storie significa ricordare che ogni impresa nasce sempre da una visione. E che, spesso, le trasformazioni più profonde iniziano da chi sceglie di fare ciò che sembrava impossibile.
Per Atempo Spa, raccontare queste storie significa ricordare che ogni impresa nasce sempre da una visione. E che, spesso, le trasformazioni più profonde iniziano da chi sceglie di fare ciò che sembrava impossibile
Per approfondire
Villaggio Crespi d’Adda – Patrimonio UNESCO
Unioncamere – Imprenditoria femminile in Italia
Treccani – Donne e lavoro tra XIX e XX secolo
Servizi per i candidati Servizi per le aziende