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L'intelligenza artificiale e l'automazione del lavoro: una minaccia per la forza lavoro umana?

Il mondo in cui viviamo sta percorrendo una veloce ed inarrestabile evoluzione tecnologica. Simboli di  questo percorso sono sicuramente l’intelligenza artificiale e l’automazione del lavoro. Questi due  argomenti sono diventati lo spartiacque del pensiero collettivo in quanto, mentre da una parte è presente il pensiero delle innumerevoli possibilità ed opportunità che queste innovazioni possono portare in termini di miglioramenti su produttività e qualità  della vita delle persone, dall'altra parte esiste un’onda di pensiero che vive nel costante timore per cui  queste evoluzioni possano portare ad un crescendo sempre maggiore di perdite di posti di lavoro e  quindi di aumento della disoccupazione.  

Ma quindi l’intelligenza artificiale e l’automazione del lavoro sono davvero una minaccia per la forza di  lavoro umana?  

L’intelligenza Artificiale  

Cos’è l’ IA? Parliamo di un ramo dell’informatica che studia le metodologie, le tecniche ed i  fondamenti teorici atti a realizzare sistemi informatici intelligenti capaci di simulare il pensiero umano  e, di conseguenza, il comportamento. Per dirla in soldoni, si tratta di una tecnologia in grado di far  apprendere e migliorare alle macchine le proprie prestazioni esulando dal costante intervento  dell’essere umano. Ci troveremo quindi ad avere macchine in grado di comprendere il linguaggio e,  cosa più importante, potranno gestire e risolvere problemi in autonomia.  

L’automazione del lavoro  

Altro discorso riguarda l’automazione del lavoro, ossia di tutto quello che concerne il funzionamento di  una macchina in maniera automatica, quindi senza l’ausilio dell’intervento umano. Se lo si guarda in  termini di storicità, questo processo è nato con lo scopo di evitare all’uomo compiti ripetitivi. Ma,  soprattutto, attività che possano rivelarsi nocive per la sua incolumità e salute.  Se prendiamo in considerazione invece il punto di vista futurista, l’automazione del lavoro servirà per  ridurre o eliminare (questo almeno in teoria) l’ausilio dell’essere umano nella produzione di beni, nella  gestione delle scorte e nella fornitura di servizi.  

Se si volesse risalire alla prima automazione si potrebbe citare il regolatore di J. Watt attorno alla fine  del Settecento, che venne inventato con il preciso obiettivo di rendere più agevole la gestione delle  locomotive. In questo modo era possibile far mantenere loro una velocità costante,  indipendentemente dal peso che stessero trainando o dalle pendenze che il locomotore avesse  trovato nel percorso.  

I Possibili Contro  

Partiamo ad effettuare un’analisi dei punti che potrebbero rivelarsi sfavorevoli in seguito  all’introduzione di questi due elementi nella nostra quotidianità:  

  • Disoccupazione: secondo uno studio del McKinsey Global Institute, il 30% dei posti di lavoro  potrebbe essere automatizzato entro la fine del 2030. In termini di occupazione significa che  la stima di persone disoccupate si aggirerà tra il 3% ed il 14%. Saranno tra i 75 ed i 375  milioni le persone obbligate ad imparare nuove professioni. O, addirittura, a cambiare il loro lavoro. Ma parliamo di stime con un ampio divario e con numeri molto volubili e facilmente  modificabili in base alla crescita degli eventi.  
  • Salari: questo riguarda tutto il mondo e sarà sicuramente la parte pronta a riscuotere il  maggiore interesse. Perché i salari? La risposta è data dal fatto che le nuove innovazioni  porteranno nuove occupazioni e minor valore a quelle via via in sostituzione. Ciò significa un  range salariale elevato per cui le nuove professioni con pochi esperti e molte richieste.  Mentre quelle vecchie, sature di professionisti e con un decrescendo di domanda, vedranno il  proprio compenso diminuire nel tempo.  
  • Profilazione: Proviamo ad immaginare un futuro in cui l’automazione verrà utilizzata per la  geolocalizzazione delle persone con previsione dei loro spostamenti futuri basati su quelli  passati. Ora, una persona normale, non avrebbe nulla da nascondere sui propri spostamenti  in quanto già oggi molti condividono la loro vita tramite i social. Eppure, per un delinquente la  cosa cambia, in quanto sarebbe facilmente rintracciabile prima di compiere delle malefatte.  Ma è pur vero che anche alle persone perbene non importa di essere tracciati costantemente,  né tanto meno di vivere come in una sorte di Grande Fratello globale in cui le informazioni più  intime vengono rese note con una disarmante superficialità e leggerezza. Ad ogni persona si  lascia la possibilità di dare la propria risposta a questo quesito.  
  • Dominio delle grandi aziende: Soldi generano soldi, quante volte lo abbiamo sentito? In  questo caso il pericolo è dato dal fatto che grandi aziende che hanno a disposizione ingenti  capitali possono acquisire IA evolute monopolizzando il mercato e distruggendo i competitor  meno preparati.  
  • Disinformazione: la possibilità che avvenga una distribuzione di notizie false già oggi è  realtà, ma con l’IA questa cosa potrebbe aumentare esponenzialmente, perciò serviranno  molti più controlli ed un’attenzione maggiore alle notizie che si riceveranno.  

  

I punti a favore  

Proviamo ora ad analizzare alcuni punti a favore dell’IA:  

  • La routine: la prima prospettiva a favore sarà sicuramente l’eliminazione di tutte quelle  mansioni che implicano azioni ripetitive e meccaniche. In questo specifico caso ci riferiamo a  tutta quella operatività che potrebbe essere eliminata qualora l’utilizzo dell’intelligenza  artificiale intervenga riducendo drasticamente il fattore umano, dando vita ad un aumento  della produzione con una migliore precisione e una minima percentuale di errore.  
  • Produttività: seguendo il discorso precedente, si può affermare facilmente quanto la IA  possa avere lunghi periodi di lavoro ininterrotto prima della necessità di un controllo che ne  interrompa la produzione. Ovviamente questo discorso si estende alla produttività ed  all'efficienza che, in questo modo, verrebbero migliorate.  
  • Esplorazione: uno dei lati più invitanti dell’intelligenza artificiale sarà la possibilità di  esplorare. Immaginate la possibilità di nuotare nelle profondità dell’oceano senza muovervi da  casa, piuttosto che poter portare una classe universitaria a studiare la composizione delle  stelle in compagnia dei maggiori esperti tramite la realtà virtuale. Questi sono probabilmente  le più banali delle ipotesi sul possibile utilizzo della IA nel futuro prossimo. Ma se ci  spostassimo sul piano lavorativo un’ipotesi potrebbe essere la formazione del personale,  oppure la creazione di percorsi di addestramento per la sicurezza in cui riproporre situazioni  di emergenza atte a far crescere l’esperienza e la prontezza di risposta degli operatori, il tutto  in sicurezza e senza rischi per il personale operativo. 

Integrazione  

Per affrontare nel modo corretto queste sfide, è importante che i governi, le aziende e la società nel  loro complesso lavorino in un connubio utile a garantire che l’IA e l’automazione del lavoro vengano  utilizzate in modo responsabile e sostenibile. Questo può includere l’investimento in programmi di  formazione e riqualificazione per i lavoratori che perdono il loro lavoro a causa  dell’automazione. Ma anche l’implementazione delle politiche a protezione dei diritti dei lavoratori e  promuovono la giustizia economica.  

Inoltre, altra cosa importante è che l’IA e l’automazione del lavoro siano utilizzate per migliorare la  qualità della vita delle persone, non solo per aumentare la produttività e i profitti delle aziende. Ciò  può includere l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per migliorare l’accesso ai servizi sanitari, l’istruzione  e l’occupazione, ma anche per affrontare problemi sociali quali la povertà e la disuguaglianza  economica. 

Pubblicato il 10 aprilee 2023 in Attualità da Lorenzo Nincheri

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