Sei stato contattato per un colloquio di lavoro come programmatore informatico? Complimenti! Hai accesso ad un'opportunità da non sottovalutare e che ti può aprire le porte ad un cambiamento di carriera. Se un recruiter ti ha contattato per fissare un colloquio conoscitivo, significa che, sicuramente, il tuo curriculum è stato considerato molto interessante. Ma come fare per prepararsi all'incontro nel modo più adeguato?
Al giorno d'oggi è indispensabile arrivare preparati ad un colloquio di lavoro. Questo significa che, nei giorni precedenti, sarebbe opportuno studiare con attenzione le risposte alle domande che potrebbero farci. Ma cosa ci dobbiamo aspettare da questa intervista? Quali sono le 10 domande che vengono fatte più spesso durante un colloquio per programmatore informatico? E, soprattutto, come rispondere nel modo più adeguato? Scopriamolo insieme nel corso dei prossimi paragrafi.
Questa domanda è tra le più classiche che vengono poste ai candidati durante un colloquio di lavoro. Generalmente, viene fatta per sciogliere il ghiaccio e per fare in modo che il nuovo potenziale dipendente possa raccontare qualcosa in più rispetto alle informazioni che ha fornito all'interno del proprio cv.
A tal proposito, ti consigliamo di focalizzarti su specifici corsi di formazione che possono aver contribuito ad aumentare le tue competenze o sul livello di conoscenza di specifici programmi informatici. In alternativa, puoi raccontare delle ultime esperienze lavorative, quali sono state le tue responsabilità e gli obiettivi raggiunti.
Non dimenticare che dopo la tua presentazione, ti verranno poste con tutta probabilità ulteriori domande volte ad approfondire le tue competenze tecniche o le skills acquisite. E’ proprio per questo motivo che ti consigliamo di prendere in considerazione soprattutto esperienze positive, da sviluppare e in modo sintetico e incisivo. Non dimenticare che le
risposte che darai saranno l'ago della bilancia in grado di farti guadagnare dei punti o, nella peggiore delle ipotesi, farti fare una brutta impressione.
Questo quesito potrebbe nascondere delle insidie a cui bisogna fare molta attenzione. Se al momento stai lavorando presso un'altra azienda, ma ritieni comunque opportuno presentarti ad un colloquio di lavoro, significa con tutta probabilità che non sei pienamente soddisfatto della tua attuale condizione professionale. E questo un recruiter lo sa.
In questo caso, noi consigliamo sempre di evitare di raccontare di tutti quegli aspetti che possano renderti frustrato nel tuo attuale posto di lavoro. Evitare con la massima attenzione, quindi, di raccontare aneddoti riguardanti screzi con colleghi. O con il datore di lavoro.
La cosa migliore da fare in questi casi, invece, è quella di concentrarsi sul proprio futuro. Potresti, ad esempio, parlare di quanto sia importante per te intraprendere nuove sfide e mettersi in gioco.
Potrai dare una risposta adeguata a questa domanda solo se prima di andare al colloquio hai fatto le dovute ricerche sull'azienda. A tal proposito, ti consigliamo di studiare con attenzione il sito web istituzionale per comprendere appieno quali siano i valori e la mission del brand. Ma anche per capire quali siano i progetti futuri che hai intenzione di mettere in campo.
Tutte queste informazioni, oltre ad esserti utili per capire se l'ambiente lavorativo in questione possa essere effettivamente interessante per il tuo percorso professionale, ti forniranno dei buoni spunti per le risposte da dare al selezionatore durante il colloquio.
Come sempre, ti consigliamo di essere il più possibile onesto. I recruiter si accorgono immediatamente del finto entusiasmo nei confronti di una particolare progetto. E, se questa è l’impressione che dai, rischi di compromettere seriamente le tue opportunità di assunzione.
Anche questa risposta deve essere studiata con molta attenzione. L'onestà, come abbiamo già ripetuto in diverse occasioni, deve essere messa al primo posto. Ti sconsigliamo, quindi, di esordire citando materie di studio oppure esperienze professionali che non ti sono assolutamente piaciute. Il risultato potrebbe essere davvero pessimo. E, di conseguenza, anche l'impressione che ne scaturirebbe.
Il nostro consiglio, in questi casi, è quello di fare riferimento a qualcosa che è piaciuto davvero. Nel caso in cui, invece, tu voglia citare un'esperienza lavorativa che ti ha segnato un brutto ricordo, è giusto far presente tale sentimento. E, magari, approfondire mettendo il focus su quell'unico particolare che ti è piaciuto e che l'ha resa davvero unica.
Il mestiere di programmatore informatico fa parte di quella categoria di lavori che sono in continua evoluzione. Pensare di conseguire un diploma o una laurea in materie come queste e poi non seguire dei corsi di aggiornamento, sarebbe davvero una follia. E questo un selezionatore lo sa molto bene.
Anche in questo caso, ti conviene citare quali siano state le forme di aggiornamento che hai adottato nel corso dell'ultimo periodo. Se, ad esempio, non hai avuto la possibilità di frequentare un master super costoso all'università più prestigiosa d'America, va bene lo stesso. In questi
casi il selezionatore valuta la volontà da parte del candidato di tenersi costantemente aggiornato nel proprio ambito di riferimento. E quali sono stati gli strumenti che ha adottato. Per intenderci, anche la partecipazione a fiere di settore, lettura di libri specialistici e partecipazioni a webinar possono essere molto utili per fare una buona impressione con i recruiter.
Questo viene generalmente posto dai selezionatori per cercare di capire la personalità del candidato. Molto spesso, chi vuole intraprendere la carriera di programmatore informatico intraprende in autonomia dei progetti di vario genere.
A tal proposito, è giusto arrivare al colloquio portando con sé una sorta di portfolio in cui sono presenti tutti quei progetti svolti in modo autonomo al di fuori dell'orario di lavoro standard. Sia nel caso in cui siano frutto del nostro ingegno, sia che siano stati fatti in collaborazione con alcuni colleghi.
Accade molto spesso nel mestiere di programmatore informatico di imbattersi in problematiche di diverso genere che richiedono aggiornamento, ricerca e studio. Citare le fonti da cui attingere certe informazioni o la tua capacità di risolvere determinate problematiche confrontandoti con i colleghi è determinante per il successo o meno del colloquio.
Con questa domanda il selezionatore vuole capire quale sia la tua opinione in merito al ruolo di professionista all'interno di un'azienda. Qui non si parla di conoscenze tecniche, ma piuttosto di competenze trasversali indispensabili per svolgere al meglio il mestiere. Alcuni esempi di risposte potrebbero essere: capacità organizzativa, abilità comunicative, gestione dello stress, problem solving e capacità di lavorare in gruppo.
Questo quesito è prettamente tecnico. Anche se nasconde delle insidie a cui bisogna fare estrema attenzione. Elencare, in questo caso, i software che si conoscono è sicuramente un buon punto di partenza. La cosa migliore, però, sarebbe quella di citare dei programmi che vengono utilizzati all'interno dell'azienda. E come fare a capire quali sono?
La cosa migliore, in questi casi, è quella di indagare (anche sul web) e arrivare al colloquio sapendo già quale sia il metodo lavorativo che viene applicato all'interno dell'azienda. Se riesci a dimostrare di essere in grado di allinearti alle esigenze aziendali, farai sicuramente colpo.
A questo quesito, ti consigliamo di prepararti con adeguato anticipo. Una buona risposta potrebbe essere quella di dire che un programmatore non si trova davanti problemi difficili, perché li scompone in problemi più semplici e piccoli.
La risposta a questa domanda deve avvenire con completa sincerità. E’ assolutamente sconsigliato far credere al recruiter di avere una solida competenza in quello specifico linguaggio di programmazione, quando in realtà non è così. Non dimenticare, infatti, che le bugie hanno le gambe corte e, nel caso avessi mentito, se ne accorgerebbero subito tutti il primo giorno di lavoro. E non ci faresti una bella figura.
Nel caso in cui, invece, non ne sapessi molto, è giusto comunicarlo. Ma, magari, puoi dire di essere disposto ad ampliare le tue conoscenze.
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