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I 5 motivi principali per cui non si viene chiamati per un colloquio

Pubblicato il 20 gennaio 2022 in Consigli Curriculum e Colloquio da Lorenzo Nincheri

Cercare un nuovo impiego può rivelarsi un’impresa piuttosto stressante. E, in alcuni casi,  addirittura scoraggiante. Soprattutto quando si ha l’impressione di perdere moltissimo tempo  ed energie per la ricerca di nuove offerte di lavoro e l’invio di curriculum, senza ottenere  successo.  

La prima cosa da fare, in questi casi, è quella di non abbattersi. Accade anche al  professionista più preparato, infatti, di non essere chiamato per un colloquio. Ma,  generalmente, questa situazione tende a risolversi nel giro di poco tempo.  Nel caso invece in cui ci si accorgesse che i recruiter non fossero interessati al proprio CV  come bisogna comportarsi? Quello che andremo a scoprire nel corso dei prossimi paragrafi  è come attirare l’attenzione dei selezionatori e i cinque motivi per cui non si viene chiamati  ad un colloquio di lavoro.  

Come attirare l’attenzione del recruiter?  

Una delle strategie che vengono utilizzate più spesso da parte dei candidati al momento  della ricerca di un nuovo impiego, è quella di riprendere in mano il proprio CV. Aggiornare il  curriculum con le ultime esperienze fatte e aggiungere tutte le competenze che si sono  acquisite con il tempo, è uno degli step indispensabili per risultare quanto più possibile  interessanti agli occhi del recruiter.  

Un altro sistema molto efficace, è quello di focalizzarsi su offerte di lavoro mirate. Questo  significa, ad esempio, selezionare solo le proposte che sono più attinenti al proprio percorso  di studi e alle precedenti esperienze lavorative. O, comunque, che siano in linea con le  proprie ambizioni professionali.  

E se questo, nonostante tutto, non dovesse bastare? È possibile allora che si stiano  commettendo alcuni errori di comportamento che non piacciono ai selezionatori. Ma di cosa  si tratta nello specifico?  

Gli errori da non commettere  

Durante la ricerca di un nuovo lavoro è possibile, seppure in buona fede, porsi nei confronti  dell’azienda o del selezionatore nel modo sbagliato. E questo tipo di comportamento  potrebbe danneggiare il candidato, al punto che il recruiter potrebbe prendere la decisione di  non chiamarlo per un colloquio conoscitivo. Nonostante, nella carta, si riveli essere una  risorsa interessante.  

Ecco gli errori da non commettere.  

Inviare candidature di massa  

Può capitare spesso che, un po’ presi dall’ansia o dallo sconforto, i candidati rispondano a  molte offerte di lavoro. Anche a quelle per cui non sono interessati. Errore madornale. Il  risultato? Non essere contattati per un colloquio di lavoro. 

Spendere energie nell’invio del proprio CV a qualsiasi proposta di impiego, anche a quelle  che non rispettano minimamente le precedenti esperienze lavorative o le proprie ambizioni  professionali, è una totale perdita di tempo.  

Non bisogna dimenticare, infatti, che i selezionatori leggono centinaia di candidature ogni giorno. Pertanto, sanno riconoscere  quando una persona sta inviando una lettera di presentazione generica. Ma anche quando il  candidato non è realmente interessato all’impiego in questione.  

Piuttosto di procedere con l’invio di massa della propria candidatura, è meglio focalizzarsi  solo sulle offerte più interessanti. E, magari, accompagnarle da una lettera di presentazione  che rispecchia realmente l’interesse nei confronti di quella posizione o dell’azienda in  questione.  

Non avere un adeguato personal branding  

Al giorno d’oggi è indispensabile curare la propria immagine come professionista non solo  nel proprio CV, ma anche all’interno dei vari social network. A tal proposito, tuttavia, bisogna  fare una precisazione. Non è sufficiente, infatti, aprire un Account su LinkedIn per risultare  interessanti agli occhi di un recruiter. È indispensabile, invece, curare costantemente la  propria immagine digitale e aggiornare i propri dati ogni volta che si acquisisce una nuova  competenza o si intraprendono nuove esperienze lavorative.  

Altre strategie per sfruttare al meglio i social network quando si è alla ricerca di un nuovo  impiego sono anche quelle di:  

  • Iniziare a seguire le pagine dei brand più interessanti con cui si vorrebbe  intraprendere una collaborazione;  
  • Cominciare a creare una rete di contatti con persone che lavorano all’interno del  settore o dell’azienda per cui si è alla ricerca di un impiego;  
  • Pubblicare link con i lavori già eseguiti, in modo da far conoscere ad un pubblico più  ampio possibile le proprie competenze;  
  • Creare una sorta di immagine coordinata che accomuni con lo stesso filo conduttore  tutti i propri profili dei social network.  

Non sottovalutare gli incontri vis a vis  

Farsi conoscere attraverso i social network o i motori di ricerca è un ottimo punto di partenza  per curare la propria immagine digitale. E anche per ampliare in modo esponenziale le  opportunità di ricevere una proposta di lavoro che sia quanto più possibile incline alle proprie  ambizioni professionali. Ma questo, molto spesso, non basta.  

Non bisogna, infatti, limitarsi a rimanere dietro la tastiera. È necessario, infatti, uscire anche  allo scoperto. Sarebbe opportuno, quindi, creare con la propria rete di contatti delle  situazioni tali che permettano al professionista di organizzare degli appuntamenti di lavoro,  sia attraverso video call, che riunioni vis a vis, con potenziali colleghi. Anche solo per fare  due chiacchiere e prendere un caffè insieme.  

Nel caso si venisse sopraffatti dalla timidezza, tuttavia, è possibile iniziare ad iscriversi agli  eventi gratuiti di settore. Oltre ad essere un’ottima opportunità per ampliare la propria rete di  contatti, infatti, queste conferenze (o riunioni) vengano organizzate alla mattina presto o alla sera. In questo modo, risulterà più semplice parteciparvi anche se, attualmente, si ha un  altro lavoro.  

Evitare lo stress da candidatura  

A chiunque è capitato almeno una volta nella propria vita di avere lo stress da candidatura. Questo significa, ad esempio, sentirsi sopraffatti dalla situazione di disagio del  momento e rischiare così di passare le ore davanti ai siti di annunci di lavoro.  Un comportamento del genere, però, è del tutto controproducente. E la tensione nervosa  che si genera a seguito della spasmodica ricerca di un nuovo impiego, tende a riflettersi  molto sia sulla qualità del CV che viene inviato, che sulla veridicità della lettera di  presentazione.  

In questi casi, sarebbe meglio ritagliarsi all’interno della giornata delle ore dedicate solo ed  esclusivamente alla consultazione delle nuove offerte di lavoro e all’aggiornamento del  proprio curriculum. E imporsi per il resto della giornata di occuparsi di tutt’altro.  Facendo così, infatti, si avrà la possibilità di valutare più oggettivamente eventuali proposte.  Ma anche di focalizzarsi solo su quelle che rispecchiano effettivamente i propri interessi.  

L’autostima in primis  

Sicuramente la ricerca di un nuovo impiego è un’attività che può comportare qualche ansia o  tensione. Tuttavia, le proprie preoccupazioni non devono ricadere sulle spalle degli altri. Sia  che si tratti di un recruiter, che di un nuovo contatto acquisito all’interno del proprio network  professionale.  

Questo significa, ad esempio, che se si ha inviato il proprio CV ad un selezionatore e non si  è ancora ottenuta alcuna risposta, va bene interessarsi dell’effettiva ricezione della  candidatura. Ma, non bisogna esagerare. Chiamare, ad esempio, tutti i giorni per sapere se  il recruiter ha ricevuto il proprio curriculum e come lo ha trovato, può risultare  controproducente.  

Stesso discorso vale per gli altri professionisti del settore con cui si riesce ad instaurare un  rapporto attraverso i social o agli eventi di nicchia. Fissare un incontro per fare due  chiacchiere di lavoro davanti ad un caffè è sicuramente utile. Ma utilizzare la gentilezza e la  disponibilità di un’altra persona per tartassarla con mail e telefonate per sfogare le proprie  frustrazioni e insicurezze, è un comportamento da evitare.  

Prima di inviare il proprio CV o di intraprendere una conoscenza con qualcuno del proprio  network, bisogna avere le idee chiare su quello che è il proprio valore professionale e su  quello che si è in grado di fare. Non bisogna dimenticare, infatti, che dalle parole scritte nella  lettera di presentazione o dai discorsi fatti davanti ad un caffè traspare la propria autostima.  Ma se noi non crediamo in noi stessi e in quello che valiamo, perché dovrebbe farlo qualcun  altro?



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