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Decision making: come fare le giuste scelte sul lavoro

Pubblicato il 16 maggio 2022 in Orientamento Lavoro da Lorenzo Nincheri

Il decision making è considerato una competenza trasversale che, al giorno d'oggi, viene  molto apprezzata dai datori di lavoro. Ma perché questa skill è così fondamentale a livello professionale?

Perché può essere considerata come il vero e proprio punto di svolta nelle fasi di ricerca di un nuovo impiego?  

Nel corso dei prossimi paragrafi andremo a scoprire nel dettaglio di cosa si tratta, perché  differisce in modo sostanziale dal problem solving e come è possibile svilupparla nel corso del tempo.  

Che cos'è il decision making?  

Con questo termine si intende la capacità di prendere delle decisioni in ambito  professionale. Ma non solo. Ogni scelta che si decide di intraprendere, sia essa semplice  oppure complessa, è la diretta reazione che prende vita in seguito ad uno specifico  ragionamento.  

Se andiamo a valutare questa competenza in ambito strettamente professionale, intendiamo  una competenza trasversale che, nel corso degli ultimi tempi, vieni sempre più  richiesta ai candidati in cerca di lavoro. Ma perché diventa così indispensabile  lavorativamente parlando?  

Il processo decisionale che consente di fare le giuste scelte sul lavoro, richiede l'abilità di  gestire le proprie emozioni, di valutare con oggettività una situazione e di non farsi tentare  da qualsiasi sorta di pregiudizio.  

Le strategie di decision making  

Intraprendere la scelta più giusta nel lavoro richiede lo sviluppo di un ragionamento  oggettivo che sia in grado di produrre dei risultati il quanto più possibile efficaci. Tra le  strategie utilizzate più spesso per l'identificazione di una decisione troviamo quelle definite  “compensatorie”, come quella della valutazione dei pro e dei contro, ossia l'identificazione di  tutti quegli effetti positivi o negativi che una determinata soluzione pensata potrebbe  produrre. Un altro sistema che consente di identificare la soluzione più opportuna riguarda  quello della valutazione delle differenze, ossia l’analisi approfondita delle varie alternative  che si hanno davanti.  

I modelli “non compensatori” delle strategie di decision making, invece, sono quelli che si occupano di sottoporre a criteri restrittivi e qualificativi dei vari punti della questione. Il che,  nella pratica, si traduce con l’eliminazione immediata di un’opportunità non appena si  individua un aspetto negativo di una determinata scelta. 

I fattori che influenzano le scelte  

Per analizzare al meglio il processo di decision making, è necessario prendere in considerazione quei fattori che possono influenzare in modo determinante la scelta di una persona in ambito lavorativo.  

Uno di essi è rappresentato dall'opinione del gruppo. Potrebbe sembrare strano, eppure al giorno d'oggi, nonostante un'idea possa non essere in linea con la nostra opinione, si decide  di approvarla poiché il contesto sociale a cui si appartiene è concorde nel seguire questo  percorso. Quante volte ti sarà capitato, nel corso di una riunione, di approvare un progetto  solo perché tutti gli altri ne erano entusiasti?  

Un altro fattore che incide in modo determinante nel processo di decision making è dato dallo stress. Se, ad esempio, un soggetto risulta essere particolarmente sotto pressione, è più probabile che cerchi di prendere le distanze dalla situazione. Arrivando addirittura al punto di procrastinare il momento della scelta. Un’altra possibilità, invece, è quella che l’individuo in questione inizi ad adottare dei comportamenti ansiosi e paranoici, fino a rendere impossibile l’identificazione di una soluzione efficace.  

La differenza tra decision making e problem solving  

Nonostante in un primo momento queste due skills possano sembrare uguali, è bene ricordare che si tratta di due abilità diverse, anche se complementari. La loro differenza è sostanziale e, riuscire ad acquisire una certa dimestichezza con entrambe, nel corso cella propria carriera, consente di porsi in una posizione di competitività rispetto agli altri candidati. Ma cerchiamo di analizzare queste due competenze nel dettaglio. Con il termine di problem solving ci si riferisce all'individuazione e alla successiva identificazione della soluzione. Il decision making, invece, è quella fase che avviene dopo, ossia quell'insieme di strategie decisionali che vengono messe in atto nella pratica. Se si vanno a mettere a confronto queste due skills, quindi, si può definire il problem solving come l'abilità di gestire un problema creatosi nel passato, mentre il decision making si inserisce in un contesto temporale presente e futuro.  

Il ruolo delle emozioni nel processo decisionale  

Accade con una certa frequenza che le emozioni ricoprano un ruolo determinante all'interno  del processo decisionale. Tuttavia, un buon decision maker è colui che riesce a fare un  ragionamento che sia quanto più possibile razionale. L'emotività, in questi casi, dovrebbe  proprio essere lasciata da parte poiché potrebbe essere fuorviante durante le proprie  riflessioni. E se, invece, le nostre sensazioni influissero in modo positivo nelle nostre scelte?  Nel corso degli ultimi anni le emozioni sono entrate a far parte della quotidianità. Diversi  studi e ricerche, infatti, hanno dimostrato come questi elementi siano in grado di produrre e  dare vita a decisioni migliori. Ragionare con oggettività non è sempre la soluzione più  corretta. Basti solo pensare che, negli ultimi tempi, si inizia parlare sempre più spesso di  competenze trasversali mai sentite prima come, ad esempio, l'intelligenza emotiva

Gli step indispensabili per fare le scelte giuste  

Quali sono le fasi che completano il processo di decision making?

Scopriamole insieme di  seguito al fine di sviluppare al meglio ognuna di esse:  

- Identificare la decisione: ossia cercare di circoscrivere il problema che richiede una soluzione oppure il quesito che necessita di una risposta;

- Ottenere le informazioni: al fine di valutare al meglio le alternative possibili, è indispensabile riuscire ad acquisire quante più informazioni possibili al riguardo; a tal proposito è opportuno prendere in considerazione sia le fonti interne (come, ad  esempio, precedenti esperienze della propria azienda) che le fonti esterne (come le  consulenze da parte di un professionista o le ricerche di mercato per specifici ambiti);  

- Trovare le opportunità: per ottenere un determinato obiettivo, molto spesso è possibile intraprendere diversi percorsi. Al fine di scegliere il più corretto, è indispensabile valutare tutte le alternative possibili;  

- Fare una valutazione: ossia studiare in modo approfondito ogni opzione possibile, cercando di valutare i pro e i contro che potrebbero derivare da questa scelta;

- Optare per l'alternativa migliore: in base alle informazioni che si sono acquisite, alle ricerche effettuate e alla valutazione degli eventuali effetti positivi e negativi che ne potrebbero derivare, è determinante cercare di capire quale sia l'opzione più conveniente;

- Mettere in pratica: cioè individuare il momento in cui mettere in pratica la decisione presa, cercando di organizzarsi al meglio per quel momento, sia con le risorse materiali che si considerano necessarie, che con i professionisti chiamati a svolgere  specifiche mansioni;  

- Fare una valutazione: una volta che la decisione è stata messa in pratica, non rimane che analizzare tutti gli effetti positivi e negativi che ne sono derivati. È stata una buona scelta, o la decisione che si è presa richiede una modifica in corso d'opera?  

- Realizzare un report: l’attività di decision making termina con la redazione di un report dettagliato in cui riportare il ragionamento che ha prodotto una determinata scelta, le risorse che sono state impiegate e i pro e i contro che ne sono derivati. In questo modo sarà possibile tenere una sorta di archivio molto utile in futuro,  soprattutto nel caso in cui dovessero presentarsi situazioni analoghe.



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