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10 domande più frequenti nel colloquio per programmatore

Pubblicato il 5 settembre 2022 in Consigli Curriculum e Colloquio da Lorenzo Nincheri

Sei stato contattato per un colloquio di lavoro come programmatore  informatico? Complimenti! Hai accesso ad un'opportunità da non  sottovalutare e che ti può aprire le porte ad un cambiamento di carriera. Se  un recruiter ti ha contattato per fissare un colloquio conoscitivo, significa  che, sicuramente, il tuo curriculum è stato considerato molto interessante.  Ma come fare per prepararsi all'incontro nel modo più adeguato?  

Al giorno d'oggi è indispensabile arrivare preparati ad un colloquio di  lavoro. Questo significa che, nei giorni precedenti, sarebbe opportuno  studiare con attenzione le risposte alle domande che potrebbero farci. Ma  cosa ci dobbiamo aspettare da questa intervista? Quali sono le 10  domande che vengono fatte più spesso durante un colloquio per  programmatore informatico? E, soprattutto, come rispondere nel modo più  adeguato? Scopriamolo insieme nel corso dei prossimi paragrafi.  

Parlaci di te  

Questa domanda è tra le più classiche che vengono poste ai candidati  durante un colloquio di lavoro. Generalmente, viene fatta per sciogliere il  ghiaccio e per fare in modo che il nuovo potenziale dipendente possa  raccontare qualcosa in più rispetto alle informazioni che ha fornito  all'interno del proprio cv.  

A tal proposito, ti consigliamo di focalizzarti su specifici corsi di formazione  che possono aver contribuito ad aumentare le tue competenze o sul livello  di conoscenza di specifici programmi informatici. In alternativa, puoi  raccontare delle ultime esperienze lavorative, quali sono state le tue  responsabilità e gli obiettivi raggiunti.  

Non dimenticare che dopo la tua presentazione, ti verranno poste con tutta  probabilità ulteriori domande volte ad approfondire le tue competenze  tecniche o le skills acquisite. E’ proprio per questo motivo che ti  consigliamo di prendere in considerazione soprattutto esperienze positive,  da sviluppare e in modo sintetico e incisivo. Non dimenticare che le 

risposte che darai saranno l'ago della bilancia in grado di farti guadagnare  dei punti o, nella peggiore delle ipotesi, farti fare una brutta impressione.  

Perché vuoi lasciare il tuo attuale impiego?  

Questo quesito potrebbe nascondere delle insidie a cui bisogna fare molta  attenzione. Se al momento stai lavorando presso un'altra azienda, ma  ritieni comunque opportuno presentarti ad un colloquio di lavoro, significa  con tutta probabilità che non sei pienamente soddisfatto della tua attuale  condizione professionale. E questo un recruiter lo sa.  

In questo caso, noi consigliamo sempre di evitare di raccontare di tutti  quegli aspetti che possano renderti frustrato nel tuo attuale posto di lavoro.  Evitare con la massima attenzione, quindi, di raccontare aneddoti  riguardanti screzi con colleghi. O con il datore di lavoro.  

La cosa migliore da fare in questi casi, invece, è quella di concentrarsi sul  proprio futuro. Potresti, ad esempio, parlare di quanto sia importante per te  intraprendere nuove sfide e mettersi in gioco.  

Perché vorresti lavorare per il nostro brand?  

Potrai dare una risposta adeguata a questa domanda solo se prima di  andare al colloquio hai fatto le dovute ricerche sull'azienda. A tal proposito, ti consigliamo di  studiare con attenzione il sito web istituzionale per comprendere appieno  quali siano i valori e la mission del brand. Ma anche per capire quali siano i  progetti futuri che hai intenzione di mettere in campo.  

Tutte queste informazioni, oltre ad esserti utili per capire se l'ambiente  lavorativo in questione possa essere effettivamente interessante per il tuo  percorso professionale, ti forniranno dei buoni spunti per le risposte da  dare al selezionatore durante il colloquio.  

Come sempre, ti consigliamo di essere il più possibile onesto. I recruiter si  accorgono immediatamente del finto entusiasmo nei confronti di una  particolare progetto. E, se questa è l’impressione che dai, rischi di  compromettere seriamente le tue opportunità di assunzione. 

Quale corso universitario o esperienza lavorativa ricordi con  maggior entusiasmo?  

Anche questa risposta deve essere studiata con molta attenzione.  L'onestà, come abbiamo già ripetuto in diverse occasioni, deve essere  messa al primo posto. Ti sconsigliamo, quindi, di esordire citando materie  di studio oppure esperienze professionali che non ti sono assolutamente  piaciute. Il risultato potrebbe essere davvero pessimo. E, di conseguenza,  anche l'impressione che ne scaturirebbe.  

Il nostro consiglio, in questi casi, è quello di fare riferimento a qualcosa che  è piaciuto davvero. Nel caso in cui, invece, tu voglia citare un'esperienza  lavorativa che ti ha segnato un brutto ricordo, è giusto far presente tale  sentimento. E, magari, approfondire mettendo il focus su quell'unico  particolare che ti è piaciuto e che l'ha resa davvero unica.  

Hai svolto seguito dei corsi di formazione in modo autonomo?  

Il mestiere di programmatore informatico fa parte di quella categoria di  lavori che sono in continua evoluzione. Pensare di conseguire un diploma o  una laurea in materie come queste e poi non seguire dei corsi di  aggiornamento, sarebbe davvero una follia. E questo un selezionatore lo  sa molto bene.  

Anche in questo caso, ti conviene citare quali siano state le forme di  aggiornamento che hai adottato nel corso dell'ultimo periodo. Se, ad  esempio, non hai avuto la possibilità di frequentare un master super  costoso all'università più prestigiosa d'America, va bene lo stesso. In questi  

casi il selezionatore valuta la volontà da parte del candidato di tenersi  costantemente aggiornato nel proprio ambito di riferimento. E quali sono  stati gli strumenti che ha adottato. Per intenderci, anche la partecipazione a  fiere di settore, lettura di libri specialistici e partecipazioni a webinar  possono essere molto utili per fare una buona impressione con i recruiter.  

Ci sono dei progetti a cui ti sei dedicato in modo autonomo?  

Questo viene generalmente posto dai selezionatori per cercare di capire la  personalità del candidato. Molto spesso, chi vuole intraprendere la carriera di programmatore informatico intraprende in autonomia dei progetti di vario  genere.  

A tal proposito, è giusto arrivare al colloquio portando con sé una sorta di  portfolio in cui sono presenti tutti quei progetti svolti in modo autonomo al di  fuori dell'orario di lavoro standard. Sia nel caso in cui siano frutto del nostro  ingegno, sia che siano stati fatti in collaborazione con alcuni colleghi.  

Quali sono le risorse online di cui ti servi abitualmente?  

Accade molto spesso nel mestiere di programmatore informatico di  imbattersi in problematiche di diverso genere che richiedono  aggiornamento, ricerca e studio. Citare le fonti da cui attingere certe  informazioni o la tua capacità di risolvere determinate problematiche  confrontandoti con i colleghi è determinante per il successo o meno del  colloquio.  

Quali sono le soft skills fondamentali per un programmatore  informatico?  

Con questa domanda il selezionatore vuole capire quale sia la tua opinione  in merito al ruolo di professionista all'interno di un'azienda. Qui non si parla  di conoscenze tecniche, ma piuttosto di competenze trasversali  indispensabili per svolgere al meglio il mestiere. Alcuni esempi di risposte  potrebbero essere: capacità organizzativa, abilità comunicative, gestione  dello stress, problem solving e capacità di lavorare in  gruppo.  

Quali software utilizzi?  

Questo quesito è prettamente tecnico. Anche se nasconde delle insidie a  cui bisogna fare estrema attenzione. Elencare, in questo caso, i software  che si conoscono è sicuramente un buon punto di partenza. La cosa  migliore, però, sarebbe quella di citare dei programmi che vengono  utilizzati all'interno dell'azienda. E come fare a capire quali sono?  

La cosa migliore, in questi casi, è quella di indagare (anche sul web) e  arrivare al colloquio sapendo già quale sia il metodo lavorativo che viene applicato all'interno dell'azienda. Se riesci a dimostrare di essere in grado  di allinearti alle esigenze aziendali, farai sicuramente colpo.  

Qual è stato il problema più difficile che hai risolto?  

A questo quesito, ti consigliamo di prepararti con adeguato anticipo. Una  buona risposta potrebbe essere quella di dire che un programmatore non si  trova davanti problemi difficili, perché li scompone in problemi più semplici  e piccoli.  

Qual è il tuo livello di conoscenza di (linguaggio di programmazione)?  

La risposta a questa domanda deve avvenire con completa sincerità. E’ assolutamente sconsigliato far credere al recruiter di avere una solida  competenza in quello specifico linguaggio di programmazione, quando in  realtà non è così. Non dimenticare, infatti, che le bugie hanno le gambe  corte e, nel caso avessi mentito, se ne accorgerebbero subito tutti il primo  giorno di lavoro. E non ci faresti una bella figura.  

Nel caso in cui, invece, non ne sapessi molto, è giusto comunicarlo. Ma,  magari, puoi dire di essere disposto ad ampliare le tue conoscenze.



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